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Il golpe al tempo di Internet

Asia - Vicino Oriente

di Emanuela Locci

 

 

Gli avvenimenti che hanno interessato la Turchia poche settimane fa e che continuano a interessarla, hanno riportato alla ribalta, oltre alla situazione politica interna turca, ai suoi mille volti e alle sue intrinseche contraddizioni, con tutto il suo carico di violenza, un tema che interessa un po’ tutti in questa società ultra tecnologica: il ruolo dei social network nella vita quotidiana e in particolare in frangenti socialmente rilevanti come può essere il caso di un colpo di stato.

Già ai tempi delle primavere arabe, si era aperto un dibattito sul ruolo svolto da piattaforme social quali Facebook e Twitter, che nel caso della Tunisia e dell’Egitto, giocarono un ruolo decisivo nel determinare il successo delle insurrezioni. Sicuramente non è da considerare secondario il fatto che per la prima volta in un evento rivoltoso si utilizzano in così larga scala le tecnologie di comunicazione di massa. L’enfasi data all’uso di questi strumenti è arrivata anche alla Casa Bianca, e il Presidente americano ha dichiarato: «i tiranni hanno dovuto fare i conti con nemici nuovi: i cellulari e i social network»[1].

Tornando al caso più recente della Turchia e al fallito colpo di stato del 15 luglio scorso, non si può non pensare immediatamente al ruolo giocato dai social network e in particolare da alcuni dispositivi internet, come ad esempio FaceTime[2]. Alcune riflessioni si susseguono: nei momenti più bui del governo Erdoğan i canali di comunicazione di massa sono, di solito, i primi a essere messi a tacere. Si ricordano i tanti giornali che hanno dovuto interrompere l’attività, le decine di giornalisti che già prima del tentato golpe sono stati messi a tacere. Senza dimenticare che tutte le volte che in Turchia si è inasprito il rapporto governo/piattaforme social, e in cui queste ultime hanno avuto la peggio, con la sospensione anche solo temporanea dell’uso di questi strumenti da parte della popolazione. Ciò perché il pensiero, anche quello politico, oggi più che mai corre attraverso la rete. Ormai da anni la sospensione delle attività internet è uno strumento che il governo utilizza per bloccare le attività di quanti, proprio attraverso la rete, si uniscono per fronteggiare quello che ritengono essere lo strapotere del Presidente e del suo entourage.

Invece nel caso del tentato golpe è stato proprio l’uso di un dispositivo internet, quale Facetime che ha consentito al presidente Erdoğan di tranquillizzare i suoi sostenitori e di fare una pubblica dichiarazione in cui ha chiesto alla popolazione di scendere in piazza per bloccare il colpo di Stato. Appello che è stato accolto da centinaia di turchi, che in questo modo hanno posto la parola fine a quello che è sembrato un tentativo molto velleitario di rovesciare quello che da anni è considerato l’uomo forte della Turchia. Erdoğan si è visto in qualche modo costretto ad utilizzare questi sistemi informatici, che ha sempre avversato, in quanto le televisioni di stato erano in mano ai golpisti, e vi era quindi un’impossibilità materiale, in quei momenti così concitati, densi di incertezze, nell’accedere ai canali di comunicazione statali. I militari avevano bloccato i vari sistemi “tradizionali” di comunicazione social, quali Facebook e Twitter, ma non sono riusciti a bloccare la rete, azione che non sempre riesce neanche al governo. Infatti, soprattutto i giovani sono ormai abituati ad aggirare i divieti utilizzando la stessa tecnologia.

Nel caso turco l’intento dei golpisti era quello di impedire a Erdoğan di mostrarsi in pubblico ma sono stati traditi dalla tecnologia, che in questo caso è stata d’aiuto al Presidente.

La Turchia ci ha abituato da tempo alle sue contraddizioni, Occidente e Oriente che convivono, stato laico che agisce all’interno di una società musulmana; ci ha affascinato con alla sua capacità, almeno fino ai primi anni del nuovo millennio, di fondere in un unicum le molte sfumature di una società complessa.

In questo momento si trova ad affrontare una nuova fase storica in cui proprio i social network giocano sempre più un ruolo di primo piano.

 

 



[1] http://www.limesonline.com/i-social-network-nella-primavera-araba-sono-nemici-della-democrazia/27809 (4 agosto 2016).

[2] Facetime è un software di videotelefonia tramite internet, predisposto da una nota azienda di dispositivi multimediali.

 

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